articolo-pinot-nero-tenuta-pertinello
6 March 2019

Pinot Nero, una sfida da cui è difficile sottrarsi

C’è un vecchio e illuminante detto che più o meno suona così: “secondo la propria forma ed il proprio peso in relazione alle ali di cui dispone, il calabrone non potrebbe volare, ma il calabrone non lo sa, perciò continua a volare”. Con le dovute eccezioni, distinguo e distanziamenti vari, la frase si adatta a descrivere chi decide di cimentarsi con il Pinot Nero ben al di fuori dei territori d’elezione. In Italia le zone dove il pinot nero è ben insediato non sono poi molte: l’area di Mazzon (Trentino), l’Oltrepò Pavese e, negli ultimi tempi, un manipolo di produttori dell’Alto Mugello. Poco altro, dunque, volendo escludere la zona del pesarese, dove da tempo Mancini produce pinot neri interessanti.
 
E in Romagna? Beh, la scelta è assai difficoltosa: c’è di che ridursi come Amleto nel dramma shakespeariano, o si sceglie il PN della Tenuta Pertinello oppure il PN della Tenuta Pertinello. Dal 2006 la Tenuta, dislocata nell’alta valle del Bidente, in località omonima, appartiene alla famiglia Mancini (non la stessa che ha la tenuta nel pesarese) e dalla quale ricava rossi da uve sangiovese di notevole caratura. Vini declinati in tre etichette che sui terreni calcareo-argillosi e sassosi che formano il vigneto aziendale si esprimono più attraverso la freschezza e la profondità che la dolcezza del frutto.
 
Perché allora, disponendo di un ambiente ottimo per il sangiovese, Moreno Mancini ha deciso di sovra innestare un vigneto di merlot a pinot nero, invece che a sangiovese?
 
Probabilmente perché la sfida con il Pinot Nero appassiona più di ogni altra, e quando si riesce a far “volare il calabrone”, ci si sente un po’ come Michelangelo. In effetti, il Pinot Nero di Pertinello è più che degno e il paragone con il volo del calabrone va letto nel senso di una sfida difficile, e non va certo riferito al corpo del vino che invece, in perfetta conformità con il vitigno, risulta piuttosto snello e succoso, con tannini appena accennati e i classici profumi che si ritrovano nel pinot nero: fragoline, marasche, spezie assortite ed un legno appena rilevato grazie a lievi note di tostatura.
 
Qualche dettaglio telegrafico per gli appassionati: resa 60 quintali di uva per ettaro, fermentazione alcolica e macerazione per 14 giorni, a temperatura controllata, con 2 rimontaggi quotidiani per tenere bagnate le vinacce. Subito dopo la svinatura il vino è stato messo in barrique di rovere e qui affinato per 12 mesi. Imbottigliamento dei 3.000 esemplari senza filtrazione, in eleganti bottiglie, dotate di copri capsula in pvc.


 

Articolo di:
 

GIOVANNI SOLAROLI

Giornalista, degustatore ufficiale, docente AIS, per anni è stato il referente per la Romagna della Guida Ais nazionale Vitae. È co-autore del primo e unico libro interamente dedicato all’Albana di Romagna.
 
Pubblicato da www.emiliaromagnavini.it